“Il corpo di tutti”. Un racconto.

Il viaggio è un buco nero che vogliono dimenticare. Partono quasitutte da Benin City, nel Delta State nigeriano, con un pullman verso il confine nord. Poi il deserto, le carceri libiche, le connection house, dove le ragazze diventate schiave devono prostituirsi sette, otto, dieci volte al giorno. E ancora i barconi, i Cas. E quel maledetto debito da pagare per essere arrivate vive in Europa, per essere sopravvissute alle violenze sessuali di gruppo, alle torture in Libia: per questo hanno conti bancari nigeriani dove mandare i soldi che guadagnano prostituendosi, anche in questi giorni di festa. Le loro storie mostrano come sono intrecciati i domini del patriarcato, della violenza, del razzismo e della mercificazione. “I loro corpi sono di tutti, chiunque può pagarli – scrive Cristina Formica -, chiunque può averli, valgono poco”

Cosa capita in questi giorni di festa? Sulle strade d’Italia, da nord a sud, ragazze che hanno sopportato viaggi massacranti dai loro luoghi d’origine, passando per l’inferno libico, aspettano sul bordo di una strada qualcuno che le dia un prezzo per la loro carne, in modo tale da ripagare un debito sempre troppo difficile da estinguere.

Qua il testo completo.

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