Il fascismo è fuori (forse) dal salone del libro. Un motivo in più per partecipare a LibrIncontro.

editoria-antifa

Vivo non troppo distante da dove si terrà il 32° salone internazionale del libro di Torino. La cosa ironica è che ho frequentato un liceo classico che non ha mai contemplato l’idea di portarci a questa kermesse, più per disinteresse che per scelta consapevole, ma non che questa già allora stuzzicasse il mio interesse, già rivolto altrove a livello di produzione e distribuzione. E ad anni di distanza questa (non)scelta credo mi abbia salvato dall’idea che da lì potesse uscire qualcosa di buono e bastava aspettare qualche anno per vedere confermate queste mie idee.

È ormai una notizia risaputa che anche i fascisti sarebbero stati presenti al salone del libro (d’altronde hanno pagato la loro quota per partecipare, quindi tutto a posto) e di questa cosa c’è poco da meravigliarsi, oramai li vediamo sempre più in giro, liberi di agire e propagandare le loro “idee”. Idee che non sono più qualche fuocherello destinato a spegnersi da solo, ma un vero e proprio incendio che ha molti responsabili, tra l’indifferenza di chi si cullava nella sacralità dell’intoccabile costituzione che ci avrebbe difeso da ogni male e di chi ritiene che un'”opinione sia solo un’opinione”. E i risultati sono sotto gli occhi di tutt* e la discussione sulla loro presenza al salone fa ridere: sono tra le strade, liberi di candidarsi, di esprimersi liberamente, quindi perché non vederceli pure al salone? “E’ stata una decisione sofferta, una scelta importante, di campo, per evitare uno sfregio alla città, alla Regione e forse al Paese“. Così Giulio Biino, presidente del Circolo dei Lettori di Torino che da quest’anno organizza il Salone del Libro, commenta la decisione di estromettere dalla kermesse la casa editrice Altaforte, vicina a Casapound. Frase che si commenta da sé, comunque niente paura: non si danno per vinti e potrebbero comunque farsi vedere, è nota il loro amore per la libertà d’espressione.

Su Altaforte ci sono proprio poche parole da spendere, anche per la scarsa qualità del lavoro letterario che mette in campo. Si tratta di un’emanazione di CasaPuond (“Diario di uno squadrista toscano” e “Il cinema tedesco del terzo reich” e altri lavori tendenziosi e per nulla attendibili sulle foibe sono nei suoi cataloghi, tra cui un fumetto distribuito anche a spese nostre nelle scuole [punto 6 in particolare]). Per essere precisi è stata la curatrice dell’autobiografia di Salvini che lì doveva essere presentata, Chiara Giannini, che ha preso contatti con questa casa editrice, ma ovviamente alcuna presa di distanza da parte del ministro fa pensare che questa pubblicazione con questa casa editrice non sia cosa più che gradita. E anche questa non è una novità che ci lascia sorpresi. D’altra parte la stessa Altaforte è nata per “Dare voce ai vasti spazi al di fuori del pensiero omologato” e soddisfare le richieste del “vastissimo pubblico che richiede di poter accedere, da una parte, ad una controinformazione di qualità (sigh!) e dell’altra di ritrovare traccia di un sentire comune scomparso dalle cronache mediatiche“. In linea perfetta con il pensiero del ministro. Un inciso: la controinformazione di CasaPound non contempla una riflessione  sullo stupro di Viterbo proprio ad opera di suoi aderenti da cui la stessa organizzazione non si dissocia, sarà anche questa controinformazione di qualità? Grazie al cielo c’è un pamphlet antifemminista tra le loro produzioni, chissà se non ci darà delucidazioni su come interpretare tale atteggiamento.

Subito sono partite le prese di posizioni istituzionali, poco rilevanti a livello effettivo, ma indicative del livello del dibattito che si è costruito intorno. Chiamparino che riesce ad ammettere nella stessa frase che i partiti in questione si rifanno apertamente e senza dubbio a posizione fasciste e naziste, eppure aspetta che le autorità valutino gli estremi per appellarsi alla costituzione che vieta la fondazione del partito fascista: “Da tempo ci troviamo davanti ad aperte apologie del fascismo e manifestazione politiche, penso a CasaPound o Forza Nuova, che esplicitamente fanno riferimento al nazismo e al fascismo. Il mio invito è che è tempo che su questi fenomeni le autorità preposte valutino se ci sono gli estremi di appellarsi alla Costituzione che vieta la rifondazione del partito fascista (Waiting for Godot?). In assenza di questo, al di là dei miei giudizi personali, cioè che non gradisco la presenza di quella casa editrice al Salone del Libro, altro conto è impedirle di esercitare un suo diritto.” Non gradisco che tu sia un fascista, ma fai pure come se fosse casa tua e comportati un po’ come vuoi. Appendino, che non disdegna sgomberi per ripulire la città da indesiderat* per lasciar spazio a veri intellettuali e portatori di profitto (Baricco per fare un nome), non ci risparmia l’ennesima lezione di antifascismo non richiesta. E così discorrendo.

Alcuni avevano deciso di aderire comunque al salone del libro affinché la loro presenza possa arginare quella dello stand di Altaforte, altri avevano deciso di abbandonare il carrozzone, come ad esempio Wu Ming (qua alcuni loro appunti per “la prossima volta”) e Zerocalcare, cosa più giusta da fare. Personalmente da un lato condividere uno spazio con dei fascisti facendo finta che tutto vada bene metterebbe a dura i prova i nervi di tutt* e comunque li legittimerebbe ad entrare in un dibattito in cui non dovrebbero nemmeno essere presenti dall’altra, aspetto ancora più interessante e rilevante, indebolire tali manifestazioni di grandi editori e venditori non prendendone parte già in principio (fiera d’altronde rimanda a qualcosa di commerciale, che deve far cassa insomma), costruire in altri luoghi un altro sapere dove realmente il fascismo non troverà spazio, è la vera sfida che si dovrebbe affrontare, piuttosto che arenarsi su uno sterile ci sarò/non ci sarò, non mettendo in discussione la natura stessa del “Salone” e del comitato che già in partenza doveva escludere la presenza della casa editrice in questione. 

exmoi

Eppure, di fronte a tutta questa desolazione, a pochi passi dal Lingotto dove si terrà questo teatrino dell’assurdo, ci sarà “Librincontro” che si svolgerà non in un luogo privo di significato, l’exMoi: “Il luogo scelto condivide con le altre periferie torinesi una realtà di abbandono e marginalità: case costruite in disfacimento, case abbandonate, case occupate, case sgomberate; dietro ogni atto c’è nascosto un gesto di imperio del potere o un interesse economico e dure lotte per superarli.” E sarà lì che si farà davvero cultura antifascista con dibattiti, presentazioni, workshop.

Scelta del luogo e del periodo più che giusta mettere a nudo le contraddizioni di una società che si professa antifascisita, ma che nei fatti non è stata in grado subito di prendere posizione contro questi individui: nell’assurdo della situazione era Wu Ming che doveva spiegare il suo (ovvio) gesto. Lo stesso exMoi è un luogo dove si vede all’opera speculazione e disinteresse subito seguite dopo i giochi olimpici invernali del 2006 e dove la propaganda razzista ha trovato terreno fertile, mentre della vita di chi lì ha trovato un posto dove stare sembra non esserci alcun tipo di interesse da parte di istituzioni impegnate a trovare nomi accattivanti per parlare di sgombero a tutti gli effetti.

Purtroppo anche a Librincontro ci sarà una mancanza importante: lì infatti non sarà presentata la Outlaws Fanzine, rivista autoprodotta transfemmista, antirazzista e antifascista, comunque presentata al Manituana: “Crediamo che in questo spazio politico manchi una prospettiva fondamentale di lotta: quella transfemminista. Nel programma della manifestazione è previsto un incontro a tema sullaCritica al transumanesimo”, curato dalla casa editrice Nautilus e a cui parteciperà la redazione de L’Urlo della Terra, giornale ecologista, che orienta la sua critica alla tecnologia su posizioni transofobe e problematiche nei confronti dell’autodeterminazione delle donne e delle persone lgbtq+. Questi sono alcuni estratti dalla pagina del giornale: “Abbiamo visto dei contesti femministi sostenere le tesi dello xenofemminismo e la riproduzione artificiale dell’umano (…) distruggendo così in un colpo solo anni di lotte di donne reali e non ancora metafore cyborg in attesa dell’ennesimo decostruzionismo“. Questo sì che sarebbe stato un dibattito interessante, peccato.

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[Si può andare qui per avere una panoramica di che cosa dica Altaforte, qui per saperne di più sul fondatore della casa editrice]

[Qui il comunicato di Manituana sul perché non prenderà parte a Librincontro]

 

 

 

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