Rompiamo il silenzio!

Il silenzio di questi giorni è dovuto a importanti cambiamenti e all’inizio di una nuova esperienza, arrivati entrambi in un momento particolare e anche molto difficile della mia vita.

Una nuova esperienza importante che prima di tutto mi porterà a stare in mezzo ai libri e alla gente delle più svariate età. I libri spero possano ampliare la mia conoscenza su tematiche di genere e non solo, in un percorso non facile, soprattutto se affrontato per lo più da sole, ma necessario, sempre più necessario.

Nel mondo del lavoro, nella cultura nel mio caso specifico, nell’Altrove di tutti i giorni, dove tematiche di genere ancora faticano a trovare un loro riconoscimento, mi sto rendendo sempre più conto che per queste non c’è ancora uno spazio riconosciuto e se c’è è concesso solo se stereotipato, votato alla disinformazione, ma mai al dibattito serio. Ancora troppo è il disinteresse perché tematiche ritenute lontane, impalpabili per quanto le loro implicazioni pratiche si vivono sulla propria pelle tutti i giorni. La costante negazione di spazi di riflessione, luoghi che laddove esistono sopravvivono solo ad un immenso sforzo e ad una continua sfida a chi vorrebbe mettere a tacere le voci di tutt*, è la conferma che la via intrapresa è la via giusta. Nel male, una consolazione.

Questo spazio quindi non può che risentire anche di queste nuove influenze, di nuove riflessioni che vengono appunto da quel mondo dove tutto sembra essere privo di importanza, dove raccontare la violenza che si perpetra sui corpi (di tutte le specie) è etichettata come semplice paranoia o vezzo di chi non si preoccupa dei reali problemi (senza che nessuno però dica quali siano questi problemi di serie A). Ma sotto l’acqua tranquilla del “tutto sommato va tutto bene” si sa che sotto si cela molto di più, una tempesta tenuta a bada con sempre più maggiore violenza e con sempre meno risultati sperati.

E anche da questo è partita la necessità di cambiare titolo al blog. Non si possono ora solo rimettere in discussione i ruoli di genere, sebbene sia una componente fondamentale di ogni lotta che si vuole iniziare, ma riconnettere questi con il lavoro in ogni sua forma, riconosciuto o meno, pagato o meno, alla libertà di muoversi, alla salute da quella fisica a quella psichica, è ora più che una esigenza. In particolare quest’ultima rappresenta una frontiera, per nulla nuova, per controllare corpi, aspirazioni, movimenti e che acquisterà una maggiore attenzione anche qui, partendo proprio dalla mia esperienza personale. La liberazione passa anche attraverso queste connessioni. Non sono certo sfuggiti i casi di cronaca che si sono susseguiti in questo periodo, ma ora non basta solo più commentarli o riportarli. Stilare un catalogo della violenza non offre soluzioni per combatterla ed estirparla, ma certo continueremo a parlarne e a riportarli come prima.

Vivere una vita davvero libera da ogni ingerenza, da ogni potere superiore o supposto tale che vorrebbe imporci una vita di conformismo è il nostro obiettivo, ed è ciò che ci spinge a far vivere questo spazio giorno dopo giorno e a modificarlo e farlo crescere con sempre più voci, spunti di riflessioni, dialoghi a distanza e non.

I silenzi sono una cosa negativa solo se non sono accompagnati dalla riflessione, altrimenti non possono che aprire la strada a qualcosa di nuovo fatto di rabbia ma anche di tanta bellezza.

buio

 

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