8 marzo, qualche motivo per scioperare c’è

l’8 marzo è sciopero globale delle donne. Sciopero che vuole coinvolgere ogni ambito della vita delle donne e più in generale dei corpi che non vogliono più sottostare ad una presunta e immodificabile norma e dei corpi considerati indesiderabili perché non dotati di tutti i documenti in regola, dei corpi poveri, dei corpi indecorosi. Un’astensione dal lavoro, da ogni tipo di lavoro, che deve coinvolgere tutt* e che unisce più lotte con un filo invisibile ma potente.

Mi è stato più volte ripetuto dell’inutilità e dell’inattualità di tale pratica, e certamente negli ultimi anni ha risentito di un radicale svuotamento di significato. Ma se si deve individuare un obiettivo che il movimento delle donne è riuscito a raggiungere in pieno a livello globale è stato proprio quello di riappropriarsi dello sciopero come arma per bloccare la società e la produzione, per dimostrare che senza il lavoro di donne, migranti e precar* in primis questo sistema non può reggersi. E ha dimostrato al tempo stesso che è in grado di muovere un grandissimo numero di persone, anno dopo anno, sfidando sempre il rischio di cadere nella sterile ritualità di una giornata e basta, ma scongiurandolo ogni volta proprio perché tale giornata è il risultato di un anno di incontri e iniziative e al contempo è solo un punto di passaggio per tessere altre relazioni, creare altri progetti, ideare altre giornate così.

In questa giornata si renderà visibile e palpabile lo sfruttamento del lavoro non solo fuori casa, ma soprattutto di quello domestico, non retribuito e considerato un destino inevitabile per tutto il genere femminile. Lavoro di cura che ricade quasi interamente sulle spalle di donne che quindi risultano doppiamente sfruttate, usate per rimpiazzare un sistema di welfare ormai smantellato.

In questa giornata si dovrà mettere in discussione il ruolo della famiglia, considerato ancora il nucleo indiscutibile della società. La famiglia, sia che la si intenda come unione di un uomo e di una donna con figli o normalizzata con concessioni dall’alto per coprire politiche di esclusione o violenza, è il primo strumento per replicare modelli culturali che fanno della violenza un elemento cardine per la propria sopravvivenza.

In questa giornata si deve rivendicare con ancora più forza che il nostro corpo ci appartiene e insieme ad esso ci appartengono tutte le decisioni che vanno dall’aborto alla scelta di avere quanti figli vogliamo, senza vederli come un’imposizione per contrastare una presunta invasione. Per ribadire che le varie mozioni “pro-life” sono solo a vantaggio di associazioni già presenti in ospedali e consultori al fine di rendere ancora più difficile il diritto all’interruzione di gravidanza o quanto meno più dolorosa possibile la scelta, anche e soprattutto se la donna dimostra di non vivere l’esperienza come tale.

In questa giornata si rifiutano tutti i discorsi sul corpo delle donne per portare avanti politiche razziste contro migranti e poveri, salvo poi auspicare stupri per tutte le donne che non accettano gli “aiuti” forniti proprio da quei personaggi. A tal proposito proprio il ministro dell’interno, autore di un decreto che assicura più insicurezza per tutt*, non si pone problemi a dare in pasto ai suoi seguaci violenti e sessisti foto di ragazze minorenni e non che non dimostrano simpatie nei suoi confronti, a riconferma del fatto che del corpo delle donne a lui e ai suoi accoliti e accolite nulla importa. Il volantino della lega che gira in questi giorni esprime molto bene le linee guida del governo in tema di donne e non: l’eccessiva autodeterminazione femminile andrebbe ad alimentare un eccessivo risentimento da parte dei poveri uomini, defraudati non solo del diritto di poter comandare fuori casa ma ora anche impossibilitati a dettar legge in famiglia. La violenza emotiva è la nuova frontiera delle scusanti in merito alla violenza sul corpo delle donne.

In questa giornata ancora una volta si metterà sotto accusa il disegno di legge Pillon che renderà la separazione un affare per ricchi, obbligherà le donne a sopportare relazioni violente e insieme a loro saranno costrett* a ciò anche i loro figl* in nome di una bigenitorialità perfetta. Non solo l’indipendenza delle donne che intendono chiudere un rapporto è messa sotto attacco ma chiamando in causa la presunta sindrome da alienazione parentale (PAS) che non ha basi scientifiche riconosciute, le donne si potranno vedere allontanati i figli e le figlie mentre il padre violento potrà continuare a interagire con loro, chiaramente “per il loro benessere”.

In questa giornata, da molte piazze italiane sarà ancora più forte il grido di libertà e di autodeterminazione per tutt*. Libertà di muoversi e di sperimentare forme di affettività che non si possono né vogliono essere addomesticate. Libertà dai ruoli e dai generi che ci vogliono imporre, anche con la violenza e che impongono anche agli uomini modelli che danneggiano prima di tutto loro. Libertà che viene anche dalla voce di donne migranti, maggiormente ricattabili perché dipendenti o dal marito o dal lavoro per rimanere qui. Libertà che passa anche dalla pretesa di un reddito di autodeterminazione realmente universale per permette a tutt* una vita dignitosa, base necessaria per realizzarsi come persone. Liber* di non sentire più di stupri a qualsiasi latitudine e di non sentire più nessuna giustificazione per tale azione, liber* di non sentire più di femminicidi mascherati da raptus di follia, di amore.

I dati parlano chiaro: 1 donna su 3 tra i 16 e i 70 anni hanno subito violenza, circa 200 donne all’anno sono uccise dal marito, ex o dal fidanzato, 420mila donne hanno subito molestie o ricatti sessuali sul luogo di lavoro, le discriminazioni salariali vanno dal 20% al 40% e un terzo delle lavoratrici lascia il posto di lavoro per maternità. Solo l’entità di questi numeri dovrebbe imporci di scendere in strada e unirsi in questa lotta.

Ancora mi è stato chiesto perché scioperare. Sono queste e altre mille motivazioni, tante quante saranno le donne che scenderanno in piazza e che percorreranno la giornata di domani a dare il senso della giornata di domani. E mentre qualcun* si affanna a a ricordare come lo sciopero sia dannoso per le donne stesse, obbligate anche a far fronte a questo “disguido” e chiamate al sacrificio per la comunità (forse qui è necessario spiegare come funziona uno sciopero), noi semplicemente blocchiamo tutto e ci godremo il frutto del nostro (non) lavoro. E lo faremo anche per le donne che non possono o non potranno più farlo.

8marzo

 

 

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