25N. L’unica alleanza possibile contro la violenza è con le migranti e le persone che lottano

Il 25 novembre è stata la giornata contro la violenza sulle donne. Istituzioni, associazioni, TV, giornali, personaggi più o meno noti si uniscono ritualmente per ribadire quanto questa violenza sia terribile e odiosa. Ma dalle parole di condanna ai fatti concreti per eliminarla la strada è lunga ed è più che in salita. Quanto successo al “No Salvini day”, poco prima della data del 25 novembre, è la conferma che la violenza è insita nel sistema ed è usata come arma di controllo, governo e propaganda. 

Violenza. Quella verbale, quella economica, quella lavorativa, quella delle relazioni che finiscono con la morte di lei per mano di un lui “pazzo d’amore, colto da un raptus di follia, non in grado di intendere e di volere” ma in grado di ammazzare, quella di un ministro a caccia di un nemico contro cui scagliarsi e far scagliare i suoi adepti. Quella violenza che il 25 novembre delle istituzioni, della politica e dei bravi italiani vorrebbero eliminare a parole, ma non concretamente. 

La ragazza che tiene in mano il cartellone è stata bersagliata da insulti che non stupisce più di vedere sui social. Insulti per di più sessisti che si fondano sui più triti stereotipi e che si attestano su alti livelli di violenza (qua alcuni esempi). Ma se fosse stato solo quello ci sarebbe ben poco da dire, i social ci stanno abituando a vedere bassezze di ogni tipo e la rotta non si invertirà in breve tempo, se sarà mai possibile invertirla. 

A rendere palese la contraddizione e la gravità della cosa è che la gogna mediatica a cui sono state sottoposte è stata praticamente ordinata da “il Capitano” come ama definirsi l’attuale ministro dell’interno. La novità a cui abbiamo assistito non consiste più in un generico attacco ad un gruppo di persone, che siano migranti, occupanti o manifestanti, ma è un attacco mirato a tre persone in particolare, minorenni per giunta, che esercitavano un diritto di cui il ministro forse non è al corrente: esprimere liberamente un pensiero. È importante però segnalare il fatto che la ragazza non è stata lasciata sola. Il rapper Kento ha rivendicato fin da subito quelle parole e ha espresso solidarietà alla ragazza, rivendicando anche il ruolo politico di contrapposizione che hanno la musica e gli artisti. [Qui per sentire la canzone] 

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È difficile non credere che chi gestisce le pagine di Salvini non conosca la composizione media della sua fanbase: analfabeti di ogni sorta, uomini e donne rancorosi e pronti a credere ad ogni bufala, e sono veramente troppe, che gli rifila il loro leader. Lasciare in pasto una foto con una ragazza minorenne che prende apertamente posizione contro un politico e una politica fatta di paura ed esclusione è la miscela esplosiva dei leoni da tastiera per riversare un po’ di odio laddove sanno di rimanere impuniti. E chissà se questa non diventerà un’arma propagandistica in più nelle mani di chi è perennemente in campagna elettorale e ha bisogno sempre del nemico contro cui lottare (o fare la vittima). 

Se le donne italiane prendono parola, posizione, si mobilitano e lottano per un presente ed un futuro diversi radicalmente opposti a chi le vorrebbe relegate al ruolo di ancelle della patria o vittime inermi da salvare, attirano l’odio di uomini abituati a usare doppi standard di moralità a seconda della vittima e del contesto. Se sono immigrate, allora sono carne da macello per un mondo del lavoro sempre più precario e con sempre meno tutele. Quando lo perdono, perdono anche la possibilità di stare qua e tornano nell’ombra della clandestinità e con la paura del rimpatrio. Per loro la violenza non è solo continua ma anche garantita dalla legge. 

L’invisibilità diventa totale all’interno di un CPR (l’unico femminile aperto in italia è a Ponte Galeria) dove i tempi di permanenza sono raddoppiati da 90 a 180 giorni, sempre grazie al nuovo decreto. Moltissime donne giunte qua hanno attraversato il deserto, hanno già affrontato una prigionia in Libia dove stupri e torture sono la quotidianità e con questi provvedimenti che tolgono sicurezza a tutt* saranno ancora più facile preda dei trafficanti. Infatti non si potrà più ricorrere alla protezione umanitaria, concessa prevalentemente alle donne (30% di chi ne fa richiesta), rendendole ancora più soggetti fragili e dall’esistenza precaria. Inoltre il restringimento del sistema di accoglienza comporta che chi non è già titolare di protezione internazionale non potrà semplicemente accedervi e l’esclusione dal registro anagrafico comporta l’esclusione alla residenza.  

Queste donne sono messe a tacere con una politica violenta fatta anche sulla loro pelle, come sono state messe a tacere le ragazze augurandogli stupri correttivi perché stiano al loro posto. Laddove non si può ancora arrivare con la legge, si mandano uomini e donne asserviti a questo sistema, una servitù volontaria tanto pericolosa quanto più dimostra di essere un ingranaggio efficiente e subito attivo ai comandi del Capitano o del politico di turno. Di quale 25 novembre vorrebbero appropriarsi personaggi di questo tipo? 

Non si fantastica troppo nel dire che il decreto Salvini si inserisce in un quadro più ampio che mira a contenere e plasmare la società secondo i dettami di gruppi fondamentalisti cattolici, si vedano i continui attacchi all’aborto o l’istituzione del ministero della famiglia al posto di quello delle pari opportunità con a capo il noto ministro Fontana. Lo stesso ddl Pillon fa da perfetto contraltare al dl Salvini, rendendo ancora più difficile chiudere una relazione, anche se violenta e minaccia la vita dei figli e delle figlie. Un ddl che renderà il divorzio un affare per pochi e alla portata solo di chi potrà permetterselo economicamente, rendendo il matrimonio davvero, tragicamente, indissolubile. E queste persone vorrebbero anche parlare di violenza sulle donne, ovviamente in chiave securitaria (scordandosi sistematicamente che la maggior parte delle violenze è fatta da uomini vicini alle vittime e italianissimi), dopo aver creato le situazioni di insicurezza, prima di tutto nei luoghi a noi più vicini? E l’istituzione del codice rosso per le donne vittime di violenza dovrebbe in qualche modo prevenirla quando è un ministro stesso il mandate della violenza verso quelle ragazze? Quando chi ha proposto questa misura, il ministro Giulia Bongiorno, è sostenitrice della pas, sindrome dell’alienazione genitoriale, non riconosciuta in ambito medico?

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Segnalare la violenza che si è scatenata contro queste ragazze significa segnalare contemporaneamente la violenza perpetrata in primo luogo contro le migranti che attraversano con i loro corpi frontiere che uccidono. Non c’è divisione tra noi e loro come vorrebbero coloro che invocano muri e morte per chiunque non porti profitto o non si adatti alle loro politiche. Il 25 novembre è la giornata contro la violenza sulle donne, tutte. Da questo punto si deve partire per cercare in quei soggetti e non nella politica e nelle istituzioni che hanno già da tempo gettato la maschera e mostrato la loro natura, delle relazioni per sconfiggerla e mandare definitivamente in crisi questo sistema. E non in un’alleanza con il senatore Pillon o “tra i due sessi” e chi la pensa come lui. 

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