Red Dead Redemption 2. Quando il gioco diventa uccidere la suffragetta

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È bene per questo articolo sgomberare il campo da alcuni fraintendimenti: i videogiochi sono finzioni e come tali possono permetterci di compiere azioni che nella vita reale non potremmo, vorremmo o saremmo liberi di compiere senza serie ripercussioni sulla nostra esistenza, inoltre non hanno il compito di educare, se non stati progettati proprio con quelle finalità. Quindi sì, si può anche vedere la violenza, si può giocare con la violenza e censurarla non la eliminerebbe dall’orizzonte umano, dobbiamo farcene una ragione. Possiamo per un’ora diventare mafiosi degli anni ’30, fare corse clandestine con auto truccate o essere pericolose spie e una volta spento lo schermo, spegnere anche la voglia di gare o uccidere il rivale di turno ed essere assolutamente in pace con noi stessi e gli altri, nessuno escluso.

Detto questo ho trovato interessante l’articolo apparso su Motherboard intitolato “Per i giocatori di “Red Dead Redemption 2” uccidere femministe è una figata. Nel gioco sono state incluse le suffragette, donne che hanno lottato per il diritto di voto e che sono state ovviamente oggetto di un particolare accanimento da parte degli utenti.

Nei panni di un fuorilegge, è possibile incontrare persone, interagire con loro e compiere azioni tanto buone quanto malvagie. Proprio la possibilità di interagire con quasi tutti i personaggi mette il giocatore di fronte all’obbligo di scegliere come comportarsi di fronte a loro. In base a queste scelte piano piano verrà fuori il carattere e la reputazione del nostro protagonista. Siamo nel 1899, sono anni di cambiamenti sociali, tra cui si iniziano a vedere le prime rivendicazioni di voto da parte delle donne che ora vogliono essere riconosciute anche a livello politico e sociale, la loro voce inizia a farsi sentire, le loro richieste diventeranno ineludibili.

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Ora, come si ricorda nello stesso articolo, nel mondo dei videogiochi c’è molta misoginia e un’occasione come questa è troppo ghiotta per lasciarsela scappare. Molti giocatori hanno infatti deciso di riversare disprezzo e odio su quel personaggio. C’è chi addirittura ha caricato dei video su youtube, Red Dead Redemption 2 – Beating Up Annoying Feminist, in cui fa vedere come uccide la suffragetta e felice del risultato ha deciso di caricarne diversi con lo stesso scopo. Qua iniziano a venire fuori certe questioni che forse sarebbe il caso di affrontare, se non si vuole cadere nelle soluzioni banali quali eliminare i videogiochi violenti da una parte, o dare per scontato che tutti gli utenti hanno un grado sufficientemente alto di discernimento per separare la finzione dalla realtà, dall’altra.

La prima questione riguarda un passaggio dell’intervista allo youtuber in cui lo stesso dichiara: “è stato semplicemente un momento divertente da uno dei miei stream che ho deciso di caricare come un video separato […] Non so se sia stata una scelta intenzionale da parte di Rockstar Games, ma l’NPC è stato creato per essere piuttosto fastidioso, quando si cerca di acquistare degli abiti nel gioco, il dialogo con il negoziante continua ad essere interrotto dalle sue grida, così, volevo semplicemente fare i miei acquisti in pace“.

Nel video linkato si può vedere cosa fa il personaggio: il suo tono di voce è alto, ma non si tratta di grida, ma al più di slogan storicamente non irrilevanti e privi di significato. Lo stesso modo in cui si pone la donna non è né violento né sgarbato, anzi, ricerca un vero e proprio dialogo. La decisione di colpirla è quindi più che deliberata, un mero sfoggio di forza che non trova giustificazione in una qualche necessità contingente al momento, ma nella cultura che alimenta quel gesto. La voce femminile che dà fastidio e deve essere messa semplicemente a tacere trova inquietanti paralleli nel mondo reale. Il fatto che poi molti lo hanno trovato divertente conferma che il gesto di picchiare una donna, seppur in un videogioco, non è un problema perché è normale.

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Una seconda questione mi è venuta in mente immaginando uno scenario leggermente diverso: se al posto di quella donna ci fosse stato lo stereotipato ubriaco del paese o lo scemo del villaggio, le loro grida avrebbero fatto scaturire la stessa reazione? Se fosse stata isolata la sequenza del pestaggio, avrebbe fatto lo stesso numero impressionante di views? Per la prima domanda non possiamo dare una risposta univoca, quindi possiamo anche presumere di sì, ma per la seconda sono certa che il video non avrebbe superato poche migliaia di visualizzazioni.

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Stessa scena, ma significato diverso: nel caso dell’ubriaco il personaggio non vorrebbe sovvertire alcun ordine; è comunque considerato inferiore, ma un inferiore su cui si può essere anche clementi, o semplicemente la violenza che gli si esercita non desta interesse (indifferenza che comunque è problematica). Ma il caso della suffragetta è ben altra cosa, il personaggio prende uno spazio pubblico, parla (non grida), si fa sentire con un contenuto sovversivo che incrina l’ordine stabilito, mette in pericolo il potere maschile espresso in questo caso attraverso il voto. Ed ecco che vengono in mente le immagini delle femministe dei giorni nostri. Non si parla più di diritto di voto ma di reale uguaglianza, di denuncia di molestie sul luogo di lavoro, di autodeterminazione sul proprio corpo. Quello diventa più che un pugno, è l’ultimo disperato gesto di chi si vede minacciato da questo, allora picchia e umilia in un terreno dove è ancora quasi tutto concesso.

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Quasi tutto perché determinate azioni sono precluse al giocatore, come ad esempio uccidere bambini o avere rapporti a pagamento, cosa abbastanza irreale per un videogioco che punta al realismo estremo. Qua è presente il terzo punto problematico e che chiama in causa chi ha progettato il gioco.

Gli sviluppatori, come riportato nell’articolo, hanno dipinto le suffragette in modo neutrale, e questo è un male perché le loro battaglie, il loro stare in strada a “gridare” ha comportato sofferenze, torture e morte. Non problematizzare, o quanto meno contestualizzare quella figura, magari dando anche informazioni, renderebbe il gioco più interessante, o quanto meno più giusto: relegare la loro presenza a mero disturbo è quindi storicamente anche errato. Verrebbe quasi da pensare anche ad una strizzata d’occhio a pregiudizi sulle donne di ieri e di oggi che scendono in strada rivendicando una sostanziale uguaglianza, giocando sui luoghi comuni che tanto piacciono al stragrande maggioranza che usufruisce di quei giochi.

È difficile poter offrire una risposta univoca su come risolvere il problema della violenza nei videogiochi. L’introduzione dell’articolo non è un banale mettere le mani avanti ammettendo che in fondo è giusto così, è normale così, ma ci impone una riflessione sulla violenza e il suo valore, anche se simulata. Il punto centrale è che colpire il videogioco non colpisce la violenza in sé, andrebbe invece combattuta nella vita reale, tenendo sempre presente che i videogiochi non sono solo passatempi, ma anche lo specchio della realtà che alcuni vorrebbero. In altri termini  uccidere le suffragette nel gioco è un problema nella misura in cui nella vita reale si accetta e si desidera farlo con le donne in carne ed ossa.

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[Qui uno spunto su suffrsgette, diritto di voto e Emma Goldman]

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