L’aborto libero rende liber* tutt* (anche dai fascisti!)

Nella stessa data del corteo a Verona in risposta all’attacco fortissimo sferrato contro il diritto all’aborto, si doveva svolgere il corteo del comitato “No194”, convertito poi in presidio (con immediate lagnanze e richiesta formale di rimozione del questore di Milano direttamente al ministro degli interni), al quale avrebbe partecipato anche Forza Nuova insieme al suo segretario nazionale.

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Questi gruppi sulla carta si professano apartitici, votati unicamente alla salvaguardia della vita, in realtà attirano e si integrano con gruppi politici di estrema destra e mirano a voler subordinare la volontà della donna alla loro visione del ruolo femminile apparentemente per il benessere del futuro nascituro.

La gravità delle loro affermazioni sottolinea anche il valore che attribuiscono alla donna: un essere che non deve essere indipendente, libera di sperimentare la maternità nei modi e tempi che ritiene più adatti a sé, ma strumento per dare figli alla patria, figli puramente e integralmente italiani, lasciando che i figli e le figlie di stranieri muoiano (altrimenti diluirebbero la nostra identità), lasciando che le donne migranti siano pure stuprate in lager che finanziamo senza troppe questioni. Lo stupro per altro non è nemmeno un problema a queste latitudini per i promotori di “no194”. Uno stupratore compie un atto meno grave rispetto ad una donna che sceglie di abortire: prima sottomessa alla volontà di un uomo ora sottomessa alla “volontà” di un feto.

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L’attacco contro il diritto all’aborto ormai avviene alla luce del sole, complice anche un governo che strizza l’occhio a questi gruppi provenienti dall’area ultracattolica e reazionaria. La scelta del ministro Fontana è l’emblema di quello che il “governo del cambiamento” intende per famiglia tradizionale: padre, madre e figli, escludendo qualsiasi altro tipo di genitorialità che mette evidentemente in crisi un tipo di potere e produzione al quale il governo non intende certo rinunciare. Il ministro ossessionato dalle coppie gay però sembra non muova un dito per i disabili, anche italianissimi, segno tangibile che sulla loro pelle non conviene fare propaganda o perché soprattutto la loro cura potrebbe ricadere tranquillamente sulle spalle delle donne, da perfette angeli del focolare.

D’altro canto Pillon e Fontana non sono nuovi in queste organizzazioni. In particolare Fontana ha partecipato alla “Marcia per la Vita”, fa parte proprio del comitato “no194” dove si propone una normativa per punire le donne che scelgono l’aborto e i medici che lo praticano. Sempre il neoministro è difensore della mozione 434 a Verona, città di cui era vicesindaco. Pillon invece, oltre ad aver concepito un ddl che strizza l’occhio a violenti e mette in seria difficoltà le donne che saranno costrette a rimanere in un matrimonio che non vogliono più a causa dei costi onerosi di un divorzio, è promotore del nuovo gruppo parlamentare “Vita, Famiglia e Libertà”, nonché sostenitore dell’idea che sia lecito costringere una donna a tenere un bambino, anche nel caso rifiuti i soldi per mantenerlo.

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Il marzo prossimo si terrà proprio a Verona il congresso mondiale delle famiglie a cui parteciperà in qualità di componente del governo Fontana, con il beneplacito di Salvini. Il proposito è sempre quello di far ritornare centrale la famiglia tradizionale. Apparentemente sarà la festa gioiosa di tutte le famiglie, ma in cui si celeranno anche prolife, persone contro l’eutanasia, il divorzio fino alle migrazioni. Il congresso appare quindi come luogo di scambio di informazioni e strategie in cui confluiscono molto più che famiglie in festa ma gruppi che lavorano da tempo sul campo (e ora anche nei palazzi del potere e in università) contro la libertà di tutti.

Si è parlato da più parti di Verona come “laboratorio” per quello che poi si realizzerà sul piano nazionale. Ma come è stato fatto notare l’Italia intera è diventata il laboratorio ideale per politiche repressive per i diritti. Il primo ad utilizzare il termine “laboratorio” non è stato il sindaco Sboarina ma Steve Bannon, fondatore di The Movement, progetto che mira a riunire populisti e sovranisti sotto un unico tetto. L’Italia sarà apripista per politiche volte a smantellare diritti per quell* che ci vivono o per chi ci approda e strette repressive per chiunque osi alzare la testa. La mozione di Verona sarà discussa anche a Ferrara e Roma, a riprova del fatto che non i troviamo di fronte a casi isolati ma ad un attacco pianificato e ora pronto a essere attuato.

Zelger, primo firmatario della nota mozione, si è espresso molto chiaramente in merito all’aborto, con parole che si riferiscono costantemente al bisogno di figli per fronteggiare il grande nemico invasore: “è peggio della guerra“, “è un abominevole delitto“, “se le donne italiane non faranno figli saremo conquistati da musulmani che appena saranno la maggioranza imporanno la legge islamica“. Non manca anche l’attacco alle coppie omosessuali: sciagura per la conservazione della specie, affetti da disturbo della personalità, portatori di malattie ecc..

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Manifesto presente a Roma, Milano e Torino. Anche se non strettamente legato al tema dell’aborto è un altro esempio della visione del mondo dei prolife: figli solo per coppie etero e concepiti naturalmente. Indicativo il fatto che si sia scelto comunque una coppia gay, anche se alla gpa può ricorrere una coppia etero.

L’appoggio istituzionale e la comparsa di queste organizzazioni, ha permesso che anche gruppi di estrema destra cavalcassero l’onda dell'”antifemminismo” e della difesa dell’italianità, rifacendosi così una faccia più appetibile. Proprio FN ha una sezione femminile, perfetta costola di quella maschile, chiamata Evita Peron “un’associazione di donne che si rivolge alle donne, oggi troppo spesso private della loro identità a causa dei guasti devastanti prodotti dal “femminismo”, perché tornino a rivendicare il loro diritto ad essere madri del futuro della nostra società.” Si parla di Reddito per le Madri per incentivare a sfornare figli, molti figli, e per rimanere confinate nel lavoro domestico, combattendo così la loro battaglia contro l’immigrazione, origine di tutti i mali che ci stanno colpendo. I soldi con cui questo reddito dovrebbe essere finanziato vengono, nemmeno a dirlo, dai soldi “destinati ad incentivare l’immigrazione“, ma le limitazioni per accedere a questo orripilante reddito non sono poche, e al limite del maniacale. FN non è nuova a stare al fianco di gruppi e a trovare in questi temi il terreno per esprimersi: lo scorso febbraio ha presenziato al Festival per la Vita organizzato da ProVita Onlus che ha visto la presenza e l’intervento dell’immancabile Fontana.

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Meritano un’ultima considerazione le parole del papa, non perché dalla sua figura ci si dovrebbe aspettare qualcosa di diverso, ma per la violenza che evocano. Parlare in termini di sicario-omicidio colpevolizza senza appello la donna mentre l’uomo pare scomparire nel nulla in qualsiasi narrazione. La retorica della vita come dono, sempre e comunque, anche se non voluto, addirittura se ha ricevuto la benedizione di essere malato impera e lascia spazio solo ai sensi di colpa per chi non vuole affrontare quel dolore. Buttare il discorso sull’accoglienza degli altri sarebbe anche interessante, soprattutto se si considera che i sostenitori dell’abolizione dell’aborto si trovano fin troppo spesso d’accordo con chi chiuderebbe frontiere, alzerebbe muri e aprirebbe lager. La vita va tenuta. Anche se fatta di sofferenza da parte di chi la subisce, sia da chi è costretto ad assistervi inerme, ma è una vita che deve pur sempre rispondere a certi dettami. E per il resto basta una preghiera e qualche elemosina e tutto si sistema.

Perché difendere il diritto all’aborto? Perché è più di un discorso tra due fazioni opposte, perché va oltre alle richieste di veder rispettata una legge che già in sé contiene i germi della sua debolezza come l’obiezione di coscienza. È una lotta per i diritti di tutt* di poter decidere sul proprio corpo e sessualità, senza ingerenze politiche, sociali o religiose, come non ci si deve mai stancare di ripetere. La saldatura tra destra estrema, gruppi prolife e ultracattolici che a Verona si è consolidata, si vedrà presto anche in altre parti d’Italia. Il tema stesso rende palesi le contraddizioni di questi gruppi. Apartitici ma appoggiati costantemente da gruppi di estrema destra, “non violenti” ma che vorrebbero costringere le donne a fare quello che vogliono loro, difensori della vita, ma solo se è quella italiana.

Il terreno dell’aborto deve diventare un terreno di libertà e di confronto: richiedere l’aborto libero, sicuro e gratuito è richiedere allo stesso tempo contraccezione sicura e gratuita, richiedere una vera educazione sessuale nelle scuole, richiedere un cambiamento radicale della società dove fascisti e fanatici non sono più liberi di dettare la vita di tutt*.

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[Qui delle corrispondenze durante il corteo di Verona, qui un’intervista sul dopo corteo]

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